Giorno 10: Kyoto, il quartiere di Gion

Gion e’ la zona di Kyoto dove c’e’ maggiore vita notturna. Ed e’ anche conosciuta per contenere in se il quartiere delle Gheisha (che ovviamente non abbiamo visto).
Appena arrivati con la metro ci siamo immersi in un fiume persone tutte dirette verso un tempio presente a poche centinaia di metri. Abbiamo seguito la folla, tra il traffico cittadino delle macchine ferme e le coppie che si dirigevano a passare una bella serata.
Le serate giapponesi iniziano presto e finiscono prima. Infatti quando noi parliamo di uscire la sera si pensa sempre alle 10 di sera almeno, la alle 10 troverete un mortorio piuttosto deludente.
Nel nostro caso erano circa le 8 di sera. Un orario accettabile sia per noi che per loro.

Una volta raggiunto la destinazione ci siamo trovati in mezzo ad una festa piena di bancarelle con dolci e cibi dal nome che ovviamente non sapremo mai. Tanto per citarvi qualche nome nuovo di cibo abbiamo la mitica Francesina! Si, avete capito bene. Uno spezzatino di carne ignoto che somiglia alla famosa pietanza del nostro caro Lampredottaro Mamo (di Firenze, lo trovate in zona careggi, andate da lui se potete. c’e’ crisi). Oltre a questa abbiamo sentito anche un altro tipo di Okonomiyaki e dello squisito pesce arrostito pieno di lische ma comunque buonissimo.

Il posto dove tutto questo si svolgeva era all’interno di un parco con alcuni templi (probabilmente lo Yasaka Jinja). Lanterne accese che fornivano una luce soffusa a tutto l’ambiente. La gente poi fluiva verso l’attrazione principale ovvero un gigantesco ciliegio illuminato a giorno, posto nella piazza principale.
E’ stato li’ che Luca (ndr: Andrea sta scrivendo la parte su Gion) ha finalmente incontrato un sogno: L’orsetto del cuore.
Cotal orsetto altri non era che una giovine ragazza vestita teneramente da Orsetto rosa con arcobaleno davanti. Niente di piu’ innocente poteva colpire il povero Luca. E cosi’, dopo aver bevuto un litro di birra (comprata al supermercato) in un tempo minuscolo, siamo andati da lei, chiedendole umilmente una foto e constatando che forse, tra i quattro, aveva bevuto piu’ lei di tutti.

Brilli ma non briachi siamo tornati al nostro ostello, con un sorriso dedicato all’orsetto del cuore.

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